L’arte di amare e vivere felici

Qual è il segreto per mantenere vivo il desiderio nella vita di coppia? Come gestire lo stress correlato al lavoro? Quali sono le scelte da fare per costruire relazioni umane soddisfacenti ed essere sereni?

Sono solo alcune delle sacrosante domande alle quali intendiamo rispondere con il nuovo numero di Panacea che si focalizza sul tema più dibattuto in questo inizio 2018: come possiamo vivere felici?

Il malinteso nasce proprio dal modo in cui ci si pone la domanda. Perché la felicità come l’amore non è qualcosa che si può perdere o conquistare, la felicità come l’amore non deriva da episodi passati e non vive nel futuro ma è già presente, adesso, dentro di noi in quanto come recitano i testi sacri Cristiani siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio.

In ogni istante, infatti, mentre noi ci perdiamo nella quotidianità, rincorrendo con la mente pensieri, progetti e obiettivi, il nostro cervello sta lavorando spontaneamente per ricreare una condizione di pienezza e di soddisfazione slegata dalle circostanze esterne e senza una “scadenza” temporale.

Il cervello tende all’equilibrio mantenendo sempre attive le centraline del piacere e della gratificazione, secernendo delle molecole neurochimiche conosciute come “ormoni della felicità” quali l’endorfina, la dopamina, l’ossitocina e la serotonina.

La diminuzione di uno di questi ormoni nell’organismo può indurre a rapidi cambiamenti d’umore con il manifestarsi di preoccupazioni, tristezza, depressione, apatia e calo di autostima. A loro volta gli ormoni della felicità sono innescati da una mente creativa, sgombra da pensieri circolari e negativi e dalla condizione di piena soddisfazione del nostro stato d’animo che si determina, secondo la visione di Epicuro (filosofo greco), quando riteniamo assecondati tutti i nostri ‘bisogni naturali necessari’ come l’amore, l’amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, le cure.

Soddisfare i ‘bisogni naturali necessari’ è decisivo per ritrovare la felicità mentre avere accesso a piaceri naturali ma non necessari come l’abbondanza e il lusso può essere positivo solo se per procurarceli non ci votiamo ad un sacrificio eccessivo. Viceversa i ‘bisogni non naturali e non necessari’ come il successo, il potere, la gloria e la fama, sono nella stragrande maggioranza dei casi valori che ci scollegano dal flusso gioioso e naturale della vita e sono così fonte di infelicità. La nostra cultura spesso scambia la felicità con il divertimento, l’amore con la possessività e l’attaccamento, ovvero con le finte gioie che derivano dal compiacimento dei propri egoismi o dall’essere apprezzati dagli altri. Spaccia come felicità ciò che felicità non è, in quanto sottoprodotto di desideri effimeri.

Con questo sottoprodotto poi, si rischia di occupare gran parte del nostro tempo e delle nostre aspirazioni, convinti che la bella vita sia il risultato del continuo stato di sovraeccitazione superficiale privo di dolore, raggiungibile guardando solo al di fuori di noi.

Così facendo ci costringiamo ad un’interminabile attività di caccia e conquista, attorniandoci di oggetti che non ci servono, aderendo a ruoli sociali che non ci appartengono e compiendo gesti e azioni solo per soddisfare le aspettative degli altri e mai le nostre.

Ma vivere serenamente e con gioia non è un compito difficile e spesso siamo proprio noi ad ostacolare il cammino verso il nostro benessere; osservare i nostri bisogni interiori e sentire veramente ciò di cui abbiamo bisogno ci riconnetterà a questa corrente vitale che scorre dentro di noi.

La felicità è molto più vicina di quanto potremmo pensare perché non si trova nelle relazioni, nel lavoro, negli oggetti di lusso ma essa campeggia dentro di noi.

Per stare bene, dunque, basta seguire il proprio istinto, il puro talento ed esprimere le proprie potenzialità.

Dobbiamo ritrovare la nostra unicità prendendo le distanze dai modelli precostituiti che ci rendono ingranaggi di un meccanismo di omologazione globale.

Per essere felici non dobbiamo affidarci al futuro sperando che accada qualcosa di nuovo e neppure farci condizionare da episodi del passato ma occorre vivere nel presente, osservando i nostri stati d’animo senza giudicarli e lasciare che la mente ritrovi la propria creatività vagando libera senza limiti o divieti.

Dobbiamo affidarci al nostro istinto, come fanno i bambini che si perdono nel gioco, nelle fiabe, nel mistero ed attraverso le immagini sviluppano il loro spiccato senso creativo, avendo esse un potere terapeutico immenso.

Ed allora impariamo ad aprirci al cambiamento ed alle novità con la consapevolezza che i disagi e le crisi che irrompono nella nostra vita servono a scuoterci e a farci capire qual è la nostra reale essenza.

La felicità è come il sole, è uno stato interiore luminoso che spazza via ogni falsa identità, come quando per una battuta di un amico esplodiamo in una sana risata.

Felicità fa rima con spontaneità, essa detesta più di ogni altra cosa le regole, i progetti, le decisioni da prendere, l’anima decide da sola la via per trovare la propria luce, come fanno le piante che nel buio, nella solitudine e nel silenzio trovano la forza e le risorse necessarie per fiorire con l’arrivo della primavera.

Molti dei nostri disagi nascono dal fatto che abbiamo un atteggiamento persecutorio verso noi stessi, ci giudichiamo troppo facendoci così del male.

Dobbiamo sperimentare la convinzione che nella vita nulla resta invariato se a questa immutabilità non diamo il nostro consenso, così conviene essere se stessi lungo la strada, vivendo fino in fondo lo spirito dei propri sogni.

Buona lettura

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