Scopriamo l’utilità della vitamina D

“Dove entra il sole non entra il medico”.

L’autore di questo proverbio aveva visto lungo sulle potenzialità e sui benefici del sole e forse non immaginava che in realtà fautrice di questo beneficio fosse in massima parte la vitamina D.

La vitamina D è una vitamina liposolubile, presente negli alimenti come alcuni pesci grassi, latte e derivati, uova, fegato e verdure verdi, maggiormente presente nell’olio di fegato di merluzzo. Questa vitamina, Infatti, in parte viene assunta con la dieta (20%), ma in massima parte è sintetizzata dal nostro organismo, a partire dall’assorbimento dei raggi del sole operato dalla pelle (80%).

Tuttavia, la vitamina D ottenuta dall’esposizione alla luce solare è ovviamente variabile in base alla stagione e alla geografia. Infatti la disponibilità di vitamina D attraverso la produzione cutanea è significativamente inferiore nelle parti settentrionali del Nord America ed Europa ed è particolarmente bassa durante l’inverno.

Questa vitamina è un regolatore del metabolismo del calcio e del fosforo favorendone l’omeostasi ed è per questo ritenuta necessaria per il mantenimento di una buona calcificazione delle ossa. Da quando però gli scienziati hanno scoperto la presenza dei recettori per la vitamina D anche sulle cellule del sistema immunitario, si è attribuito un suo coinvolgimento nei meccanismi che riguardano la risposta immunitaria e conseguenzialmente il ruolo che ha un suo deficit nella eziopatogenesi delle più importanti patologie su base infiammatoria come obesità, diabete, infarto, alzheimer, asma, malattie autoimmuni, sclerosi multipla.

La vitamina D esercita le sue azioni biologiche attraverso il legame di recettori nucleari che regolano la trascrizione cellulare, modulando l’espressione di circa tremila dei nostri geni.

La vitamina D sembra interagire con il sistema immunitario attraverso la sua azione sulla regolazione e differenziazione di cellule come i linfociti, i macrofagi e le cellule natural killer (NK). Tra gli effetti immunomodulatori dimostrati, i ricercatori citano: una riduzione della produzione di interleuchina-2, interferone gamma e fattore di necrosi tumorale, inibizione dell’espressione di IL-6 (citochine proinfiammatorie prodotte dal nostro sistema immunitario), l’inibizione della secrezione di autoanticorpi dai linfociti B.

A livello intestinale agendo sui recettori presenti nell’epitelio è in grado di indurre la trascrizione delle proteine delle giunzioni serrate, fondamentali per il mantenimento di una buona barriera intestinale. Induce l’aumento inoltre, anche del numero dei linfociti regolatori, fondamentali per il mantenimento della tolleranza immunitaria, il fenomeno che permette l’attecchimento di batteri buoni e utili e sfavorisce i cattivi.

In presenza di un deficit di vitamina D si viene a selezionare infatti a livello intestinale una flora disbiotica che a lungo andare può diventare determinante per lo sviluppo e il mantenimento di una infiammazione cronica intestinale.

Il ruolo della vitamina D nella difesa del nostro organismo è inoltre determinato dalla produzione in seguito all’interazione di essa con le cellule immunitarie di peptidi antimicrobici in grado di distruggere protozoi, funghi, e virus indesiderati. Considerato che il 70% della popolazione italiana è sotto i livelli minimi di vitamina D (percentuale che sale nei casi di pazienti ospedalizzati) si comprende come al giorno d’oggi sia fondamentale sottoporsi al suo dosaggio sopratutto in concomitanza di malattie su base infiammatoria ma anche ai fini di una buona prevenzione. Si consiglia quindi di esporsi ai raggi UV venti minuti (non oltre) senza protezione solare scoprendo il torace e le braccia in un range di orario che va dalle 11 alle 15. In caso si sia a conoscenza di un suo deficit (livelli inferiori a 30 ng/ml sono considerati insufficienti) allora bisognerà concordare con il proprio medico il giusto dosaggio da integrare.

L’importanza di un corretto livello di vitamina D nel sangue non serve solo per prevenire l’osteoporosi, ma ha anche diversi e importanti ruoli biologici. Studi scientifici supportano il legame tra carenza di vitamina D nel plasma e aumentato rischio cardiovascolare, mentre studi su modelli sperimentali hanno dimostrato le proprietà antinfiammatorie della vitamina, oltre alle già note attività antitumorali e un possibile ruolo anche nelle patologie neurodegenerative.

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